Responsabilità della società per reati ambientali: ai fini del profitto confiscabile non basta provare soltanto il risparmio di spesa

La responsabilità dell’Ente ex d.lgs. 321/01, prevista anche per i reati ambientali dall’art. 25 undecies, consente (ai sensi degli artt. 19 e 53 del citato d.lgs.) il sequestro e, poi, la confisca per equivalente del profitto cd. “da risparmio” previa verifica di una diretta correlazione causale con i reati-presupposto e accertamento dell’eventuale determinazione di un risultato economico positivo ricavato dall’ente per effetto della realizzazione delle ipotesi di reato contestate. Occorre, dunque, individuare un danno diretto derivante dal fatto reato che comporti un vantaggio, anche se nella forma del risparmio, con una visibile modificazione positiva del patrimonio dell’ente, evitando improprie assimilazioni tra profitto del reato, inteso come reale accrescimento patrimoniale, e causazione di meri danni risarcibili relativi a risparmi di spesa indebitamente ottenuti dall’ente per effetto della mancata esecuzione di opere di risanamento ambientale. Cass. pen., sentenza del 24 gennaio 2014

Procedure semplificate per l’adozione dei modelli di organizzazione e gestione nelle piccole e medie imprese

Con decreto ministeriale del 13 febbraio 2014 sono state recepite le procedure semplificate per l’adozione e la efficace attuazione dei modelli di organizzazione e di gestione della sicurezza nelle piccole e medie imprese, ai sensi dell’art. 30, comma 5-bis, del Testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Il documento, approvato dalla Commissione Consultiva nella seduta del 27 novembre 2013, ha lo scopo di fornire alle piccole e medie imprese, che decidano di adottare un modello di organizzazione e gestione della salute e sicurezza, indicazioni organizzative semplificate, di natura operativa, utili alla predisposizione e alla efficace attuazione di un sistema aziendale idoneo a prevenire le conseguenze dei reati previsti dall’art. 25-septies, del decreto legislativo n. 231/2001.

Sequestro dei beni aziendali in caso di reato ambientale commesso dall’amministratore

È possibile procedere al sequestro per equivalente dei beni di una società ritenuta responsabile ex 231 per il reato di abbandono rifiuti commesso dal suo amministratore per recuperare i costi di smaltimento non sostenuti e nel limite del profitto conseguente al mancato corretto smaltimento. Tribunale di Chieti

L’interesse e il vantaggio ai fini della responsabilità 231 per lesioni da infortunio sul lavoro

La responsabilità delle persone giuridiche introdotta dal legislatore nel 2001 dissimula in realtà una natura sostanzialmente penale. Ricondurre la disciplina della responsabilità degli enti alla materia penale, significa riconoscere che nei confronti delle persone giuridiche trovano applicazione tutte garanzie di cui debbono beneficiare le persone contro le quali è formulata un’accusa in materia penale.

Dal riconoscimento della natura penale della responsabilità delle persone giuridiche, il Tribunale di Torino ricava l’esigenza di interpretare il requisito dell’interesse o vantaggio previsto dall’art. 5 alla luce del principio di colpevolezza. In relazione ai delitti di omicidio e lesioni colpose da infortunio sul lavoro, il requisito dell’interesse o vantaggio dell’ente deve necessariamente essere valutato con riguardo non all’intera fattispecie di reato (ciò che non avrebbe senso, perché difficilmente l’evento morte o lesioni può tradursi in un vantaggio per l’ente), ma alla sola condotta inosservante delle norme cautelari. L’interesse o vantaggio dell’ente potrebbe consistere, ad esempio, nel risparmio sui costi della sicurezza ovvero nella mancata adozione di presidi antinfortunistici allo scopo di incrementare la velocità di esecuzione delle prestazioni o incrementare la produttività. Tribunale Torino, sentenza del 10.01.2013

Per le misure interdittive vale una nozione ampia di “profitto” da reato

Ai fini dell’applicazione delle misure interdittive ex Dlgs 231/2001 sulla responsabilità amministrativa delle imprese, la nozione di “profitto” da reato va intesa in senso più ampio di quella di profitto in materia di confisca. Se infatti ai fini della confisca il profitto va inteso come immediata ed effettiva conseguenza economica dell’azione criminosa, corrispondente tendenzialmente all’utile netto ricavato, nel caso di applicazione delle misure interdittive esso ricomprende anche gli ulteriori vantaggi economici conseguenti alla realizzazione dell’illecito. Cass., sentenza del 21 marzo 2013

Legittimo il sequestro dei beni del legale rappresentante che evade l’Iva

È legittimo il sequestro preventivo dei beni personali del legale rappresentante di una società a responsabilità limitata che non versa l’Iva. Secondo l’amministratore, prima di sequestrare i suoi conti correnti si doveva procedere in forma specifica, ossia sul patrimonio della società, che tra l’altro vantava diversi crediti insoluti. Questo assunto non è stato condiviso dalla Corte per la quale l’unico limite configurabile in caso di sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente del profitto del reato è dettato dal criterio di proporzionalità. Con riferimento specifico poi ai reati tributari, continua la Corte, il sequestro preventivo, funzionale alla confisca per equivalente, previsto dal D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, art. 19, comma 2, non può essere disposto sui beni immobili appartenenti alla persona giuridica ove si proceda per le violazioni finanziarie commesse dal legale rappresentante della società, atteso che gli artt. 24 e ss. del citato D.Lgs. non prevedono i reati fiscali tra le fattispecie in grado di giustificare l’adozione del provvedimento, con esclusione dell’ipotesi in cui la struttura aziendale costituisca un apparato fittizio utilizzato dal reo per commettere gli illeciti. Rimane quindi la responsabilità – penale innanzi tutto – del legale rappresentante o di chi ha agito per la persona giuridica che può essere attinto da sequestro preventivo, funzionale alla confisca per equivalente. Cass. pen. Sez. III, sent. del 02-04-2013

Responsabilità dell’ente anche in caso di prescrizione del reato presupposto o non individuazione dell’autore

L’estinzione per prescrizione del reato presupposto impedisce al PM unicamente di procedere alla contestazione dell’illecito 231 all’ente, ma non gli impedisce di portare avanti il procedimento già incardinato. Per la responsabilità 231 è necessario che venga “compiuto” un reato da parte di un soggetto riconducibile all’ente, ma non è anche necessario che tale reato sia accertato con individuazione e condanna del responsabile. Corte d Cassazione, sentenza 9 maggio 2013

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