La natura degli scarichi prodotti da un laboratorio di pasticceria

Lo scarico di reflui che deriva dall’esercizio dell’attività di pasticceria deve qualificarsi come “industriale”, in quanto non attiene strettamente al prevalente metabolismo umano ed alle attività domestiche, cioè non è collegato alla presenza umana, alla coabitazione ed alla convivenza di persone. Cass. pen., sez. III, sentenza del 24 maggio 2013. Vi ricordate la sentenza della Suprema Corte sulla natura industriale dei reflui originati dagli studi odontoiatrici privati? Come allora, anche in questo caso – e relativo ai reflui prodotti da un laboratorio di pasticceria- si sostiene che i reflui non possono essere equiparati al regime delle acque domestiche per via della loro non riconducibilità al requisito della prevalente origine dal metabolismo umano e dalla attività domestiche. La cosa non è di poco conto: dire che si tratta di reflui equiparati alle acque domestiche non solo semplifica il regime autorizzatorio, ma altresì se qualcosa non va, in regime di reflui industriali, si rischia la sanzione penale (e il sequestro dell’impianto), in regime di reflui domestici si applica invece una sanzione amministrativa pecuniaria. Bene, va detto che le conclusioni della Suprema Corte sono un po’ affrettate, poiché, a mio giudizio, si trascura un dato normativo importante. Già da qualche anno è in vigore il D.P.R. n. 227/2011, che all’art. 2, co. 1, lett. C, assimila al regime delle acque reflue domestiche i reflui provenienti, tra l’altro, dalle attività di cui alla Tabella 2 dell’Allegato A. Basta leggere i punti 12 e 23 della predetta Tabella per rilevare che, per legge, i reflui provenienti da i “laboratori artigianali per la produzione di dolciumi, gelati, pane, biscotti e prodotti alimentari freschi, con un consumo idrico giornaliero inferiore a 5 mc nel periodo di massima attività” e gli “ambulatori medici studi veterinari o simili, purché sprovvisti di laboratorio di analisi e ricerca” vanno trattati come reflui domestici.

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